
[Anima]
Mi sono chiesto...!?
Quando il "fare" si dissolve
Mi sono chiesto:
“Se facessi sparire tutto — articoli, podcast, seminari, ecc. — cosa resterebbe al centro del mio operato? Cosa, che risuona in me come verità interiore, continuerei a perseguire, a voler dire e fare, anche senza riscontri?”
Da tutta la vita faccio ricerca per un’urgenza interiore.
Lungo il mio percorso ho capito che le conoscenze acquisite attraverso lo studio e il lavoro costante, le mie elaborazioni, i miei scritti, le speculazioni mentali, avrebbero potuto essere utili ad alcune persone.
Sì, ad alcune… Non a tutte, ma a persone animiche: quelle che, come me, sentono di non appartenere totalmente a questo piano di esistenza; che percepiscono che fuori di qui c’è la vera essenza; che sentono che il profondo dolore che si prova in questo piano di manifestazione non può essere fine a sé stesso.
Perché in natura e nell’Universo nulla avviene per caso, e tutto ha un senso.
Mi impegno da sempre affinché dal mio lavoro possano emergere due poli, a formare una struttura di senso: il Nucleo e il Campo.
Il Nucleo, l’urgenza animica, non è un semplice progetto: è una necessità ontologica e metafisica al contempo.
Nel condividere conoscenze, ciò che mi impegno a fare è testimoniare un percorso di risveglio attraverso l’uso di un meta-linguaggio che si perde nella notte dei tempi, affiancato da un approccio inter- e trans-disciplinare.
Ciò che chiamo “ricerca” è, in sostanza, un atto di riconoscimento e di memoria: il tentativo costante di ricordare — a me stesso e poi agli altri — cosa siamo, da dove veniamo e dove siamo diretti.
Le persone animiche a cui mi rivolgo non sono un pubblico, bensì frammenti di uno stesso Campo di coscienza, riconosciuto collettivamente da quegli individui che io chiamo "i disallineati".
I miei insegnamenti sono rivolti a chi sente la nostalgia del vero Reale, e di certo non a chi è in cerca di consolazione, di facilitazioni o di illusioni.
Mi rivolgo a chi sa, nel profondo del cuore, che questo piano d’esistenza è un velo, e che il dolore e le cadute sono un’eco di distanza dalla Fonte.
Il mio scopo non è mai stato il consenso o il successo personale, ma riaccendere la memoria del ritorno, mostrare che la Bellezza e il Simbolo non sono ornamenti, ma potenti strumenti di risveglio.
C’è un punto, nell'anima di chi cerca, in cui tutto si dissolve: un punto in cui il desiderio di riuscire svanisce, e ciò che realmente conta resta solo l’urgenza di comprendere.
In quell’atto di ricerca sentiamo che la nostra voce non è soltanto nostra, ma passa attraverso di noi come un richiamo antico, destinato a chi è in risonanza con i sentiti esserici.
Io lo chiamo Amore esoterico, quel tipo di sentimento che ha spinto gli iniziati di ogni epoca a dare la propria vita affinché le conoscenze del Sé non andassero perdute.
Questo piano di esistenza non è che un frammento di una Casa lontana.
Ecco perché il mio non è, e non sarà mai, un mestiere: è un grido di ribellione. Un’emanazione di presenza.
Un segnale continuo inviato nell’etere, fragile ma tenace, che attende di essere captato da coscienze capaci di riconoscerlo.
Il mio lavoro è essere pienamente in ogni mia condivisione — che si tratti di scrivere un articolo, un libro, di dipingere, suonare o insegnare.
Perché ciò che davvero nutre il mio mondo interiore è la coerenza tra il mio fare e la coscienza, e l’onestà con cui ho scelto di esprimerlo.
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