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1ª p. - Processi di astrazione mistica

  • Immagine del redattore: Alberto Tebaldi
    Alberto Tebaldi
  • 15 set
  • Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 16 set

PROCESSI EVOLUTIVI

di Alberto Tebaldi ©2023


In occasione del nuovo Corso didattico suddiviso in due livelli relativo all’Albero sephirotico e ai 22 sentieri di Conoscenza ho pensato di redigere questo articolo nel tentativo di fare un po’ di chiarezza su quello che è lo scopo ultimo della Ricerca esoterica e, nello specifico, sui motivi connaturati alla scelta della Via iniziatica.


Per informazioni sul Corso


NELL’INCOSCIENZA DELLA LINEA RETTA L’individuo privo di particolari doti innate o sensibilità peculiari di un certo tipo non può sperimentare, né a maggior ragione esperire, il mondo reale in modo diretto, potendone contattare una parte solo attraverso le proprie astrazioni: da un lato attraverso impressioni non-verbali derivanti dal sistema nervoso e, in sostanza, dai 5 sensi e dall’altro lato attraverso indicatori verbali, espressione del linguaggio.

Questa affermazione, da me volutamente rivisitata, si rifà ad alcuni concetti di Semantica generale di Alfred Korzybski.

Quello che Korzybski considerava “mondo reale” non è lo stesso Mondo reale a cui mi riferisco io e, molto probabilmente, non è quello al quale si sarebbero riferiti operatori dell’occulto del passato.


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Alfred Korzybski lecturing at his August Intensive Seminar, 1940


Credo sia importante fare una precisazione riguardo al tipo di esperienza di cui sto parlando: sperimentare non significa esperire che è, di fatto, un’esperienza che non può prescindere dal fattore coscienziale del singolo individuo.

Per compiutezza, il termine “esperire” rimanda anche alla “competenza”, “all’essere esperto di...” relativamente a un qualcosa, il che implica che lo studio serio e la Ricerca sono insiti nel termine stesso.

Tutto ciò fa del termine “esperire” un termine profondamente diverso da “sperimentare”.

Le dottrine antiche, le religioni, o anche le pratiche spirituali di sviluppo coscienziale hanno tutte, a ben vedere, una chiave comune che si rifà al concetto di “Amore” (molto spesso travisato nel suo significato reale e relegato a questioni di influenze e condizionamenti che creano gabbie piuttosto che donare libertà. Ma non è questa la sede per parlarne).


Dunque, che differenza c’è tra sperimentare amore ed esperire Amore, intriso per sua stessa natura di una maggiore e tollerante considerazione delle diversità peculiari dell’esperienza vissuta?

A detta di Korzybski le limitazioni linguistiche offuscano le facoltà mentali e percettive, ma questo aspetto, per quanto sensato, è solo la parte più superficiale del problema. La realtà di cui parla è semmai figlia della Realtà sottile e invisibile di cui fa esperienza il Mago (e la Maga, naturalmente).


Il Principio di non-identità del caro Alfred sostanzialmente afferma che non esistono due cose identiche sotto tutti gli aspetti e che la forma “è”, che indica “identità” (es: Alberto “è” un musicista), viola il Principio di non-identità confondendo lo specifico con il generale, il reale con le parole, incorrendo in quella che viene chiamata Visione tunnel, che induce in maniera pressoché automatica a etichettare un individuo identificandolo, tout court, a una classe, una categoria o un gruppo.

Detto in parole semplici stiamo parlando della malsana pratica del giudizio. La meccanicità cognitivo-comportamentale, infatti, genera sempre condizionamento, pregiudizio, etichette.


Detto questo, del ciò che realmente “è” (non la realtà korzybskiana, ma la Realtà reale di natura “divina”) se ne occupa già da millenni la disciplina yogica dalla quale, non a caso, pratiche magiche legate alla Qabbalah (tanto per fare un esempio) hanno pescato a piene mani (intenzionalmente o, più probabilmente, intuitivamente).

Per comprendere meglio la faccenda, però, sarà bene spendere due parole sul come funziona la nostra mente e di conseguenza la nostra percezione e esperienza delle cose:

i processi percettivi dell’uomo inconsapevole (o dell’uomo ordinario, come direbbe Gurdjieff) vengono sistematicamente e costantemente influenzati e distorti da assunti di natura conscia e subconscia sedimentati nel corso delle esperienze passate, in una catena di causa-effetto continua e generata, in sostanza, dall'educazione e dal vissuto stesso dell’individuo. In questo contesto è assolutamente vero che ciò che percepiamo non è mai ciò che è veramente e che la parola non è la cosa. Affermare, però, in senso totalmente negativo che la facoltà di costruire con il linguaggio mondi logicamente consistenti può generare una "realtà" lontana dal mondo reale, confondendo simili costruzioni con l'esperienza, può essere, a mio parere, pericolosamente fuorviante! Se è vero che il linguaggio non può rimpiazzare o duplicare l'esperienza, un certo tipo di linguaggio mirato può creare l’esperienza extrasensoriale che apre le porte non solo alla parte più profonda e specifica del reale di cui la Semantica generale ne sentenzia in un certo senso l’incontattabilità, ma soprattutto al vero Reale del Mondo immanifesto.


La pratica dell’appercezione, sebbene rappresenti uno strumento cognitivo piuttosto elevato per chi in grado di maneggiarlo con consapevolezza, può rappresentare un ulteriore inganno e indurre a stati illusori (penso ad esempio alla meditazione superficiale, o poco più, finalizzata a edonistiche sensazioni di rilassamento). Sebbene tutto questo, in una fase di normotonia-coscienziale (passatemi il termine) che può perdurare anche per tutta la vita in un individuo identificato, sia del tutto umano (e, per certi versi, non potrebbe essere altrimenti), è proprio qui che si inserisce la Pratica della consapevolezza, ovvero l’insieme dei molteplici strumenti messi a punto aurora temporis atti al Risveglio, attraverso quello che genericamente possiamo chiamare Percorso coscienziale di tipo iniziatico.


Il mondo duale nel quale siamo immersi spinge l’uomo ordinario all’esercizio costante di logiche bi-valutazionali di tipo “è-non è” che non contemplano sfumature, né considerazioni intermedie.

La valutazione soggettiva coinvolge sempre il nostro Centro mentale e nello specifico i pensieri, ma a un livello più sottile può coinvolgere anche i sentimenti in Anahata, le emozioni in Manipura e generare impressioni che si collocano nella sfera dell’enterocezione sottile, ovvero del “cervello” esserico, in direzione di una valutazione oggettiva.


Il merito della Semantica generale di Korzybski è sicuramente quello di spronare all'esercizio di una logica pluri-valutazionale aderente al Principio di non-identità che tiene in considerazione gradi di diversità e somiglianze. Ma, in fondo, il 4° Principio ermetico di polarità ce l’aveva spiegato bene secoli e secoli prima, concetto ripreso poi dall’Alchimia e dai Tarocchi.


Ricapitolando:

secondo Korzybski il linguaggio da una parte e l’esperienza vissuta dall’altra rappresentano due aspetti distinti: la parola non è l'oggetto, per cui qualsiasi cosa possiamo dire che “un oggetto è”, nella realtà dei fatti è molto probabile che “non lo sia affatto” (dove però quel "è molto..." ne fa, di fatto, una contraddizione in termini). Ciò significa che le descrizioni verbali, e dunque linguistiche, non possono restituirci la realtà del mondo esterno. Da qui il noto detto, poi mutuato dalla Programmazione Neuro-linguistica (PNL), che recita:

la mappa non è il territorio

dove la "mappa" è il linguaggio e il "territorio" è la realtà oggettiva vissuta attraverso l’esperienza di natura non-verbale.

In conclusione,

è vero che il linguaggio può solo tentare di descrivere l’esperienza, ma l’esperienza, a mio parere, non potrà mai fare a meno dell’immaginario del Mago interiore, insito in ciascuno di noi (in me mago agere), quel Bagatto della lamina n. 1 che rappresenta la facoltà (nei più sopita, ahimè) di operare con gli elementali in una rappresentazione, nella carta nemmeno poi così velata, di Magia applicata.

Ed è qui che entra in gioco il potere del Simbolo in grado di archiviare, immagazzinare, conservare, depositare nel tempo “esperienza esperita” e, dunque, reale Conoscenza.

Proverò ad essere più chiaro:

• Processo di astrazione (insano, secondo Korzybski) > linguaggio.

La parola prima dei fatti.

Viceversa, il metodo scientifico perseguito dalla Semantica generale è “osservare prima di definire”, al fine di ridurre l’insana valutazione intenzionale e incoraggiare una sana valutazione estensionale.

Mappa > universo sensoriale e realtà concepita (pertanto definibile e mutabile, illusoria).


Territorio > ogni cosa (il TUTTO non-definibile, completo, immutabile, divino).


Ora, proviamo a schematizzare i due processi possibili finalizzati all’esperienza:

- l’idea dell’oggetto

- l’oggetto

- Il percepito condizionato (illusione) per mezzo dei 5 sensi


oppure

- il Reale oltre il reale

- l’oggetto

- Il percepito esserico (Conoscenza) per mezzo della Magia


Sul cosa si intende per "percepito esserico per mezzo della Magia" la questione è lunga e controversa, spesso superficialmente etichettata (per l'appunto) come fantasiosa e inesistente dal pensiero unico predominante e promosso, non a caso, dalla pseudo-scienza imperante.


Nella Semantica generale di Korzybski il Principio di non-totalità prevede l’impossibilità di conoscere a causa proprio del Processo di astrazione. Ma il Processo di astrazione che intendo io si rifà al linguaggio del Simbolo, che è un linguaggio incondizionato legato all’archetipo e che bypassa l'intervento dei 5 sensi, per cui:


• Processo di astrazione (mistica) > linguaggio simbolico (immaginario, intuito, strumenti familiari agli artisti, ai creativi, ai visionari) e creazione di forme-pensiero.


Sono pienamente d’accordo con il fatto che riconoscere l’incompletezza della conoscenza sia un passo fondamentale sulla via della consapevolezza, ma non lo sono più se questo genera l'alibi perfetto per la pratica del non-lavoro di ricerca interiore, pratica tanto cara all’Uomo occidentale.


"La mappa non è il territorio" e "il linguaggio non è uguale a ciò che rappresenta" deve semmai essere il principale stimolo alla Ricerca verso la vera Comprensione (e non il contrario).


Mettere l’esperienza prima del linguaggio viene chiamato Comportamento estensionale, paradossalmente l’esatto opposto di ciò che fa un ben noto tipo di scienza corrotta e degenerata attraverso un reiterato Comportamento intenzionale effettivo, denigrato dallo stesso Korzybski, dove il linguaggio tendenzioso prevarica e distorce alla radice l’esperienza stessa.


Insomma, la questione non è semplice e le contraddizioni si sprecano!

Volete un esempio?


In questo video il tanto osannato cosmologo e astrofisico Stephen Hawking spiegava (pace all’anima sua) perché Dio non esiste, spazzando via con un colpo di scopa (di certo non quella di una Strega) la contraddizione implicita nel Big Bang, negando l'innegabile e portando acqua al mulino della scienza, ovviamente:



Con tutto il rispetto, ma di quale diamine di Dio stava parlando esattamente?

Bene!

Questo articolo rischia di diventare oltremisura lungo, pertanto la seconda parte la pubblicherò il prossimo mese.

Cercherò di andare ancor più nello specifico con esempi di Pratica intuitiva relazionata al significato di Processo di astrazione mistica legato all’utilizzo del Simbolo.


Il fine di questi articoli è quello di indurre alla riflessione, ma anche e soprattutto alla sperimentazione personale.

Nessuno sa di te più di quanto possa saperne tu stesso,

ma spesso questo non basta: eventi esterni e/o stimoli derivanti da chi sul Sentiero iniziatico cammina da più tempo, non solo possono aiutare, ma diventano fondamentali allo sviluppo evolutivo della tua consapevolezza e della tua coscienza.

Al contempo ciò non significa limitarsi ad attendere la manna dal cielo, anzi! Il compito semmai è quello di onorare ogni singolo istante ciò che ti avvicina alla Veriditas attraverso l’applicazione, lo studio, la ricerca e la pratica individuale.



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