
WeGil [Mostra]
La Proporzione aurea
e Michelangelo Pistoletto
Tra le pareti cariche di storia del WeGil a Roma si spalanca un percorso espositivo che invita lo spettatore a guardare oltre l’immagine: “La Proporzione Aurea: un viaggio tra emozioni, armonia e conoscenza” esplora il rapporto interno che lega arte, scienza e spiritualità, evocando un equilibrio nascosto e universale.
L’idea che sottende l’allestimento è che la proporzione non sia soltanto un calcolo ma un principio di relazione un ponte tra poli opposti, tra materia e spirito, tra ordine e caos.  Rifacendosi alle intuizioni di Luca Pacioli e alla “divina proporzione”, il percorso si dirama in installazioni, mappe, opere inedite che attraversano epoche e linguaggi, fino all’intreccio con l’era contemporanea: algoritmi, economia delle relazioni, design parametrico e intelligenza artificiale. 
Tra i protagonisti emerge la figura di Michelangelo Pistoletto, il quale qui non è solo presente come artista ma come un vero “ponte vivo” tra le generazioni. Le sue opere, insieme a quelle di giovani autori come Erica Tamborini, Jacopo Gonzato, Angelo Bonello, Duccio Forzano e altri, tessono un dialogo temporale e sensibile. 
Pistoletto, con la sua ricerca sull’arte relazionale (tra le sue opere più simboliche vi è il “Terzo Paradiso”), incarna perfettamente la tensione che la mostra intende manifestare: l’arte che non si limita a rappresentare ma che fa partecipare, che connette, che trasforma. In questo contesto la proporzione non è soltanto misura matematica: diventa paradigma di un mondo dove ogni parte è interconnessa, dove l’arte può contribuire a una ri-armonizzazione del pensiero e delle relazioni.
La cornice architettonica del WeGil — edificio razionalista di Luigi Moretti — dialoga con l’esposizione: uno spazio che già di per sé richiama ordine, geometria e modernismo. Le sale si trasformano in spazi di contemplazione e riflessione, dove il pubblico può entrare in contatto con suggestioni simboliche e visive che mettono in gioco la propria esperienza interna.
Questa mostra non è solo un’occasione estetica, ma un invito a interrogarsi: come possiamo vivere la bellezza che ha radici matematiche? Qual è il senso della proporzione nella nostra epoca complessa? Quale relazione possiamo tessere tra individuale e collettivo, fra limite e apertura?

















